Giulianova, 28 aprile 2012 - Incontro di preparazione per la Giornata Mondiale delle Famiglie

Testimonianza di Erminia e Dante

Quanto vi racconteremo stasera non è solo la nostra storia, ma è la storia di ciò che Dio ha compiuto di meraviglioso, con il suo Amore, nel nostro piccolo ed insignificante cammino. Per questo mi torna con forza alla mente il ricordo del giorno in cui ci siamo sposati, 29 anni fa, sento nel mio cuore la grande gioia che ho provato ad avere Dante al mio fianco, come sposo, per sempre, perché considero l’aver incontrato mio marito uno dei grandi segni della Tenerezza di Dio. Abbiamo iniziato come tanti, con passione ed entusiasmo, con le nostre difficoltà, senz’altro, ma sicuri, perché avevamo fondato la nostra famiglia sulla Roccia che è Cristo e, seppure con diversa consapevolezza, desideravamo aiutarci a crescere nella Fede e nella Carità. Così abbiamo accolto con gioia la nascita dei nostri 6 figli, nonostante i rimbrotti dei nonni, le critiche e le prese in giro degli amici e le normali difficoltà della vita quotidiana: a noi bastava stare insieme per essere felici, non ci interessavano grandi cose: io avevo rinunciato a lavorare per dedicarmi alla famiglia e Dante con il suo lavoro ci garantiva una vita dignitosa.

Quando il dolore ha bussato alla nostra porta non lo aspettavamo: credevamo fossero sufficienti le difficoltà che già vivevamo con 6 figli piccoli e adolescenti, i nonni che diventavano anziani ed uno zio, malato grave, da accudire. Quando Dante si è ammalato gravemente ed ha dovuto lasciare il lavoro, il buio fitto si è abbattuto sulla nostra famiglia, un momento terribile di solitudine perché i figli, troppo piccoli per capire, andavano protetti; i genitori troppo vulnerabili per l’età, non volevamo turbarli; Dante andava sostenuto ed incoraggiato, ed io? Nella “notte oscura“ della mia vita ho pensato a quella donna del Vangelo che dice:- “Se riuscirò anche solo a toccare un lembo del suo mantello sarò guarita”.- Così ho pensato a Gesù Eucarestia, vivo, presente in Carne, Sangue, Anima e Divinità e sono andata da Lui come una mendicante, tutti i giorni, a chiedergli la forza di vivere, di non cadere in depressione, la lucidità per risolvere i grandi problemi che si presentavano ogni giorno. Sì, l’Eucarestia è stata la nostra forza, la nostra salvezza: tutti i giorni gli diciamo che crediamo nel suo Amore, nonostante le difficoltà, che senza di Lui non possiamo far nulla e Gesù ci dona il coraggio, la forza, la lucidità e la speranza.

Così abbiamo iniziato a pregare di più insieme, sperimentando una più intensa unità spirituale. Ai piedi della Croce di Gesù abbiamo capito che anche il nostro dolore partecipa all’unica Passione redentrice che è quella di Cristo; che è proprio la sofferenza che ci lega a Cristo in maniera speciale: grazie, Signore Gesù, perché hai voluto avere bisogno anche di noi, del nostro piccolo dolore, della nostra situazione particolare, perché nulla è sprecato dinanzi a Te. La nostra Croce è il nostro “momento favorevole”, ciò che ci è dato per salvarci, ma noi possiamo dire il nostro sì solo con il Suo aiuto, con la sua Grazia: nell’Eucarestia Gesù è vivo, ci tocca con il suo Corpo, ci dona il suo Spirito. Ora siamo veramente Sacramento, segno l’uno per l’altro di una Presenza: così è per me un privilegio aiutare mio marito, sostenerlo, perché è Gesù che mi fa l’immenso onore di poterlo servire nella persona di Dante; e a lui che mi ringrazia per qualche servizio dico sempre che sono io a ringraziarlo, perché: “quando avrete fatto qualcosa a qualcuno dei miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me”. E lo ricordo sempre ai nostri figli che Gesù è presente nella nostra famiglia in maniera speciale e che tutto ciò che fanno per il papà lo hanno fatto direttamente a Gesù.

Ma c’è un altro modo per noi di toccare il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù: siete voi, tutti quelli che ci rivolgono una parola di conforto che ci sostiene e ci tira su il morale in un momento particolare, i nostri amici che ci sono vicini con il loro aiuto, il loro affetto; Corpo di Gesù è chi prega per noi: pensateci tutte le volte che farete un gesto di tenerezza a qualcuno, siete Gesù che accarezza, conforta. Perciò non sentitevi estranei, non sentitevi solo spettatori stasera, perché anche voi siete il corpo di Gesù per noi e noi lo siamo per voi, come piccolo sacrificio unito a quello di Cristo e offerto a Dio per tutti.

Certo chi si aspetta una soluzione miracolistica rimarrà deluso, anche se a ben guardare con occhi attenti i “miracoli” della Provvidenza accadono tutti i giorni e se io e Dante volgiamo indietro lo sguardo, ci rendiamo conto che sarebbe stato impossibile per noi arrivare a questo giorno se Dio non fosse intervenuto proprio con la sua Provvidenza, con la forza che ci ha donato: sì, “Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce”. Mi ha fatto riflettere ascoltare ieri ad un funerale, il passo del Vangelo che narra delle donne che vanno al Sepolcro per imbalsamare Gesù: - Esse dicevano tra loro: chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del Sepolcro? Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. – (Mc.16,3-4) Capite? Ci previene! Fidiamoci di Dio perché Egli ci previene con il suo Amore e ci dà sempre ciò che ci occorre per compiere la sua volontà: dacci oggi il nostro Pane quotidiano, ciò che ci occorre, quella misura pigiata, scossa e traboccante che hai preparato per noi.

Ecco, “Il lavoro e la festa” il tema proposto dal Santo Padre: il nostro lavoro è per noi la volontà, lo sforzo di dire il nostro sì come Maria; la Festa è la grazia di Dio che sicuramente viene data e che rende tutto possibile: “tutto posso in Colui che mi dà la forza”.

Vi ringrazio tutti per avermi ascoltato, ringrazio tutti quelli che ci sostengono ed in primo luogo don Ennio che ci onora con il suo affetto specialissimo: siete il segno sacramentale di Dio Amore, attraverso voi Dio è con noi tutti i giorni, fino alla fine.