LA STRADA

Regia: Federico Fellini
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Regia di Federico Fellini con Giulietta Masina, Anthony Quinn b/n, 100', 1954 Controverso il rapporto tra cinema e poesia. Certo è che di fronte ad alcune opere cinematografiche non si ha paura a definirle "poetiche". E' il caso de La strada, uno dei capolavori di Federico Fellini. E poesia si respira negli sguardi di Gelsomina (Giulietta Masina), personaggio dolcissimo e malinconico, tenacemente innamorata del suo Zampanò, girovago testardo e violento (Anthony Quinn); si respira in quel continuo vagabondare senza meta, nei toni amari e disillusi dei dialoghi. Gelsomina e Zampanò sono due artisti di un circo ambulante, caratterialmente lontanissimi ma uniti dalla stessa strada, cioè dal Destino. Il circo è metafora della vita: tante sono le possibili finzioni, ma sotto la maschera c' è la realtà nuda e cruda. Se non è chiaro lo scopo per cui si cammina, la strada porta solo fatica e sofferenza, o tutt'al più un vago sentimento di nostalgia, sottile e struggente, per il tempo passato e per le inconfessate speranze di felicità, che non sembrano compiersi mai. Vero simbolo della delicatezza dei sentimenti, la Gelsomina cui dà vita una Giulietta Masina in stato di grazia ha un posto di rilievo nella galleria dei grandi personaggi che il cinema ci ha regalato. Ma in risalto è da mettere anche il tocco da maestro di Fellini, che sa unire realismo e intimismo, poesia e consapevolezza del dolore umano con risultati difficilmente imitabili. di Federico Fellini con Anthony Quinn, Giulietta Masina La vicenda di Zampanò e Gelsomina: lui è un rozzo e brutale girovago, lei è una ragazza mite e gentile che lo segue ovunque. Salutiamo Anthony Quinn, rispolverando il ruolo che l'ha reso celebre: Zampanò è un vagabondo che non conosce amore né gentilezza. Lo accompagna una ragazza, che come un animaletto non lo molla un istante benché lui la tratti come un cane, sfogandosi con lei per una vita di stenti. Lei conosce un funambolo, da cui impara amicizia, gentilezza e amore, ma Zampanò, geloso, lo uccide e a Gelsomina non rimane che fuggire. Il film con cui Fellini si stacca dal Neorealismo, inserendo le sue figure fantasiose e poetiche, è un'opera malinconica e triste, che mette a tema il desiderio puro del cuore, di amore, libertà, amicizia da rincorrere su una strada carica di dolore. Intenso e struggente, anche se qualche patetismo di troppo lo rende meno incisivo del successivo Giulietta degli spiriti. Quinn al suo meglio, si trova talmente bene nella parte dello sfruttatore figlio di buona donna da replicarla in una dozzina di film; la Masina è una sorta di Bambi al femminile: riuscirebbe a far piangere le pietre. di Fortunato Simone