GLI SPIETATI
Regia: Clint Eastwood.
Nazione: USA
Anno: 1992
Genere: Western
Il mondo senza più "buoni e cattivi" Western da grande cast e senza indiani. Da subito si percepisce una differenza rispetto allo stesso genere western. La morte entra in campo attraverso la malattia di una donna. La violenza attraverso lo sfregiamento di una prostituta. Il protagonista è un ex fuorilegge, ex assassino spietato, ex alcolizzato: ma Will (Clint Eastwood), l'uomo che vediamo al presente ha messo a riposo la pistola da 5 anni, alleva suini, è vedovo padre di due bimbi, non sa più sparare né cavalcare, è un vecchio dedito solo ai figli. Quando i suoi maiali si ammalano e le difficoltà si fanno pressanti accetta un lavoro di bounty killer unendosi a un contadino negro, Ned (Morgan Freeman) anche lui ex ribaldo, e a un giovane miope con la vocazione dell'assassino. Il film non vuole giustificare nessuno, nemmeno il "bravo ragazzo" che, dopo aver deturpato senza ragione il volto di una prostituta, viene condannato dalla legge solo a pagare una multa al gestore del bordello. Alle prostitute la società non concede neanche un minimo di dignità, neanche legale. Lo sceriffo che difende le vite e la legge, è il primo a tradire lo spirito della giustizia: è un sadico depravato, alla ricerca di gloria personale. È la fine della leggenda: qui i vincitori non sono i virtuosi, né con la vita, né con le pistole: sono solo i più spietati. Tutto ciò non apporterebbe molto di nuovo alla rivoluzione sul genere già vista in "C'era una volta il west" di Sergio Leone. La vera novità sta nell'inserimento di immani sensi di colpa. Una frase del film ci illumina: a proposito dell'uccisione dei due "wanted", qualcuno dice: "Quelli se lo meritavano". WilI/Clint gli risponde "Tutti ce lo meritiamo!". Il film di Eastwood ne fa il proprio baricentro. Will, il protagonista, tanti anni prima era cambiato inizialmente per amore di una donna. Poi scivolerà di nuovo, spinto da atrocità che si giustificano con una stella di latta e col perbenismo di una società malata, verso l'altro suo volto di alcolizzato, assassino fuorilegge e spietato. Ma una domanda rimarrà sulle ultime immagini del film. La didascalia finale dice che quando la madre della giovane moglie defunta di Will, andò a visitare molti anni dopo la tomba della figlia, non riuscì a capacitarsi di come la "sua bambina" avesse potuto innamorarsi di un uomo di tale fatta. Tutti meritiamo la morte e nessuno l'amore, eppure chiunque può essere amato, e chi può giudicare un uomo?
di LUCA SIANI