IL POSTINO
Regia: Massimo Troisi.
Nazione: ITA
Anno: 1994
Genere: Commedia
di Massimo Troisi (di Elena Pagetti)
... l'ho interpretato come documento utile a spiegare il valore dell'arte in rapporto alla condizione umana. "Il postino" è l'ultima opera cinematografica realizzata da Troisi per i suoi amici e lasciata quasi come un testamento (è noto a tutti che Troisi sapeva di non aver ancora molto da vivere). Racconta l'amicizia tra Mario Ruoppolo, un giovane insoddisfatto che vive su di una piccola isola del golfo di Napoli, abitata da gente semplice e povera, e il poeta Pablo Neruda, comunista, amico del popolo e poeta dell'amore, immaginato accolto dal governo italiano sull'isola a seguito dell'esilio a cui era stato condannato in patria. Inizialmente incuriosito dall'abilità del poeta (di cui è diventato il postino personale) nel conquistare il cuore delle donne, Mario ne ricerca l'amicizia; nel rapporto che si instaura tra i due, il poeta si rivela per Mario maestro e padre. Padre, cioè colui che spalanca alla realtà indicandola come buona; in questo senso si vede nel film, in contrasto, la figura del padre naturale di Mario che non è in grado di parlare al figlio, non lo comprende. Mario legge le poesie di Neruda, desidera capire e si "insinua" nella vita di Neruda ponendo domande sulla poesia. Neruda risponde e, quasi senza accorgersene, svela a Mario la possibilità di un senso: per il giovane è come spalancare una finestra sulla realtà. Così, nel film, l'arte, in particolare nella sua accezione letteraria, è presentata come qualcosa che può accompagnare nella risposta al bisogno, non solo di abbracciare la vita nella condizione particolare in cui ci troviamo a viverla (in questo caso l'isola, la semplice e povera vita dei pescatori...), ma anche di viverla riconoscendone la bellezza e la bontà. Questa conquista avviene, per Mario, attraverso la poesia che, scoprendo somiglianze e similitudini tra le cose, diviene strumento di conoscenza che permette a Mario di capire ed esprimere sentimenti ed affetti e gli rivela il mondo intero come segno d'Altro, un Altro che essa non sa spiegare ma sa indicare come presente (si veda Neruda di fronte alla domanda di Mario a proposito del mondo come grande metafora). La poesia permette la scoperta dell'esistenza di questo Altro che sta dietro, oltre le cose, dà a Mario uno sguardo nuovo su tutto: ogni cosa comincia a diventare al suoi occhi più bella e più ricca (si veda quando, relegato in cucina dalle donne della famiglia, ricorda le descrizioni poetiche dei vari ingredienti presentate da Neruda nelle sue opere) e Mario riesce finalmente ad apprezzare e amare la sua isola e il tipo di vita che vi si svolge (ricorda come Mario leggeva le poesie appoggiato al davanzale della finestra osservando il mare e la natura). Questa esperienza ha il suo vertice quando Mario incide su cassetta, dopo che Neruda è ritornato in patria, i rumori della sua isola, - segno di una avvenuta riappropriazione dello spazio di vita quotidiano e delle presenza che lo abitano. Significativo è il fatto che consegni questa cassetta all'amico poeta che aveva permesso in lui il cambiamento dello sguardo, del modo, non più superficiale, di osservare e cogliere la realtà. La poesia è, infatti, una modalità di guardare il reale in profondità, di scoprire il valore di segno (analogia); proprio perché il linguaggio poetico. che supera il livello informale del linguaggio quotidiano, dona alla parola una pregnanza che sfugge a chi usa la lingua in senso puramente nominalistico. E dare il nome alle cose significa comprendere il loro significato (vedi quando Neruda chiede a Mario un aggettivo per le reti dei pescatori che egli definisce "tristi"). In riferimento a questo cambiamento dello sguardo che accade in Mario, non sono casuali i numerosi riferimenti alla fede popolare che si ritrovano nello svolgersi della vicenda, dove la fede è vista come un aspetto non giustapposto alla vita, ma legato al tessuto vitale (non pare un caso che il suono della campana inciso sulla cassetta sia presentato come "suono di campana con prete", non solo come suono in sé oppure le sequenze sulla processione). Tra gli episodi più rilevanti è da ricordare il momento in cui Mario ritorna alla casa, che Neruda aveva abitato durante la sua permanenza sull'isola, per prendere gli ultimi oggetti da inviare al poeta ritornato in Cile. Vi entra deluso, amareggiato (Neruda aveva fatto scrivere la lettera con la richiesta degli oggetti dal segretario e sembrava essersi completamente dimenticato di lui), ne esce cambiato perché è forse in questo momento che Mario diventa fino in fondo consapevole di cosa sia l'amicizia e del valore che essa ricopre nell'esistenza dell'uomo. Mario capisce che l'amicizia che Neruda gli ha offerto ha "dentro qualcosa" che è per sempre; quando Neruda ritorna sull'isola, dopo la morte di Mario e ne conosce il figlio Pablito, capisce la stessa cosa. Troisi indica che non è un'idea ciò di cui ciascuno di noi ha bisogno, non è un'idea che può dare la felicità, che può aiutare a comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda (in questo senso generale è dichiarato da Troisi il fallimento del comunismo), ma l'incontro con qualcuno che ci sia padre e ci avvicini a questo Mistero che sta dietro ogni cosa facendola essere. La poesia è presentata quasi come una forma dell'amicizia. Neruda è amico a Mario come uomo; la poesia di Neruda è amica a Mario perché anch'essa è una forma di rapporto. Perché ciò accada è richiesta un'unica condizione: un cuore che non sia addormentato o svogliato, e una libertà in atto. Così è stato per Dante e Cavalcanti: la libertà di una risposta da parte di Cavalcanti, la libertà di riconoscerne il valore da parte di Dante. In ogni caso è solo in un rapporto che può accadere che la vita si arricchisca, anche tra i banchi di scuola.