"DON GIUSSANI - VITA DI UN AMICO" - RENATO FARINA - PIEMME 2007
Alcuni punti che mi hanno colpito del libro... molte frasi sono prese da un contesto e quindi potrebbero essere poco chiare, quindi vi auguro che siano solo di spunto per una lettura dell'intero libro...
Una delle prime cose che gli udii dire, in una "tre giorni" a Pesaro, nel settembre del 1971, fu la citazione di un frammento di un filosofo greco: «Mandaci, o padre Zeus, il miracolo di un cambiamento». Disse: «Pensate... Il primo vagito della filosofia, di un uomo che riflette sul suo destino, è questa mendicanza». (p.11)
«Dio permette di rendere il passato strumento per una Sua modalità presente». (p.13)
"Non rinnegare ma gli ideali della tua gioventù" diceva il marchese di Puena a Carlo V adolescente. Ti assicuro che la giovinezza è tutta nell'infinità dei desideri, e dei sogni che ora scrollano la tua anima magnifica. Ti assicuro che Lui ci dona la possibilità di realizzarli: e che la nostra giovinezza non cessa mai: in liceo mi dicevano: "fuoco di adolescenza": come mai ora mi è cresciuto?... perdonami, raccomandami alla Madonna, vivi pazzo - "matto" - con letizia. (Lettere di fede e di amicizia ad Angelo Majo, San Paolo, 1997 p.34) (p.13)
Verificare nell'esperienza se c'è una proposta che compia questa domanda di significato. Non in cielo, dopo questa vita mortale; ma adesso, almeno come inizio, sperimentato in questo istante! Per lui il Cristianesimo o era così o era da buttare via: un avvenimento valido ora. Valido anche mentre si muore. (p.28)
«testimoni Cristo adoperando gli attrezzi della propria professione. Fosse quella di essere ammalati, incurabili, in un letto» (cfr. Un caffè in compagnia, Rizzoli, p.128) (p.31)
«Oh Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza!» (p.34)
«Carissimo Renato, il sacrificio di tuo Papà Guido ti ha ottenuto un protettore in Cielo per la tua vita così carica di responsabilità e così bisognosa come la nostra di essere sostenuta in tutto. Il dolore che ti fa piangere adesso sia offerta partecipazione alla sofferenza di Maria sotto la croce, strada misteriosa ma sicura alla resurrezione finale di Cristo quando rivedremo i nostri cari faccia a faccia in paradiso. Dio non toglie se non per restituire.» (Lettera di Luigi Giussani a Renato Farina per la morte del padre- p.35)
Odiava la parola "spiritualità", non gliel'ho mai sentita pronunciare...Non ha mai accettato o proposto una verità che non fosse razionale. Anche la fede, soprattutto la fede. (p.32)
Il suo metodo era quello di Cristo, il quale diceva: vieni e vedi. Vale per il Barolo, vale per le cose importanti e belle: se non lo assaggi come fai a parlare? Verifica la proposta nell'esperienza. Vedi e tocca, Tommaso, e non dubitare. (p.32)
Nel 1997, era aprile, in una trattoria vicino all'abbazia di Chiaravalle, mi confidasti: «La vecchiaia per me è la giovinezza dell'ideale. Mentre il corpo mi si disfa, l'io è più cosciente e vivo che mai. Qui c'è la prova che la morte corporale non uccide l'io. (p.32)
Ogni frammento di realtà era per te occasione di ringraziamento, afferravi il gusto di ogni istante, lo possedevi, senza esserne padrone. (p.33)
Mi diceva di pregare la Madonna «per te, per me e per chi hai caro». (p.33)
Un giorno, a lezione in Università Cattolica, raccontò: «Ci sono persone dell'Azione Cattolica e di Comunione e Liberazione che sono meno religiose di chi non crede». (p.33-34)
Quante volte ho raccontato di quel mattino di primavera, il cielo sereno e un'unica stella che ancora brillava, mentre con la mia povera mamma andavo alla messa. Mentre io fissavo quell'ultima stella, mia madre esclamò: "Com'è bello il mondo e com'è grande Dio!" ('Ma l'è bel ul mund e' ma l'è grand ul Signùr). Quella fu per me veramente l'alba di un bel giorno che non si è ancora concluso. Il presente di un uomo è il compiersi di una storia, che nel tempo conserva ciò che vale e abbandona ciò che non serve al cammino. (p.37-38)
Laico vuol dire etimologicamente "uno del popolo". Uno del popolo ha il diritto di obbedire alla sua natura, cioè di aprirsi all'infinito, ed essere religioso in ogni gesto. (p.47)
Coraggio, questa è la strada giusta: vada avanti così. (Paolo VI a Giussani p.49)
«Ricordatevi: i cristiani difendono la libertà anche degli atei, purché non riducano la fede alla sfera privata: tutto, ma proprio tutto c'entra con Cristo.» (p.50)
Giussani ha sempre detto di non aver fondato nulla. Assorbiva tutto avidamente e lo riproponeva con un'energia unica. Aveva un carisma eccezionale. (p.52)
...una lettera del filosofo alla moglie, in cui Marx, in un accesso di lealtà demoliva la sua stessa ideologia: «Io mi sento di nuovo un uomo perchè provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare (...), sono fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli... Ma l'amore (...) non per il proletariato, bensì l'amore per l'amata, per te, fa dell'uomo nuovamente un uomo (21 giugno 1856) (p.58-59)
«Capisci, l'uomo è fatto per la libertà. È sbagliato mettere l'accento sulla questione del peccato. Impara da Pèguy, leggilo e rileggilo». Lui l'aveva appreso già dalla mamma. Ripetè:«Veni Sancte Spiritus. Veni per Mariam»... V.S.S. V.P.M. (p.64)
Più volte don Giussani dirà di lei:«Se non ci fosse stata Livia (la sorella) non ci sarebbe il movimento». (p.70)
Don Giussani raccontò: «Come scrive Camus nei suoi Quaderni: "Non è attraverso degli scupoli che l'uomo diventerà grande; la grandezza viene per grazia di Dio come un bel giorno". Per me tutto avvenne come la sorpresa di un "bel giorno", quando un insegnante di prima liceo (don Gaetano Corti) - avevo 15 anni - lesse e spiegò la prima pagina del Vangelo di Giovanni. Era allora obbligatorio leggere questa pagina alla fine di ogni Messa; l'avevo sentita dunque migliaia di volte. Ma venne il "bel giorno" (...) quando quell'insegnante spiegò quella prima pagina del Vangelo di san Giovanni: "Il Verbo di Dio, ovvero ciò di cui tutto consiste, si è fatto carne", diceva, "perciò la bellezza s'è fatta carne, la bontà s'è fatta carne: l'essere non sta in un iperuranio platonico, si è fatto carne, è uno tra noi". (p.72-73)
«Una sera d'inverno in seminario, dopo cena (...), Enrico Manfredini insieme a un altro nostro compagno, De Ponti, mi viene vicino e mi dice: "Senti, se Cristo è tutto, che cosa c'entra con la matematica?". Non avevamo ancora sedici anni. Da quella domanda, per la mia vita nacque tutto quanto, di pensiero, di sentimento, di operosità, la mia vita sarebbe stata capace di dare. (...) Con altri due nostri amici, abbiamo costituito un gruppetto cui abbiamo dato nome "Studium Christi": ricerca del riflesso di Cristo.» (p.74)
«Mi ricordo una volta sulla scala, mentre stavamo scendendo in chiesa in silenzio. Manfredini mi disse, perciò trasgredendo la regola: "Però, a pensare che Dio è diventato un uomo come noi...". Sospese la frase, che mi rimase impressa, tant'è che ve la ridico: "Che Dio sia diventato uomo è una cosa dell'altro mondo!". E io aggiunsi: "È una cosa dell'altro mondo che vive in questo mondo!", per cui questo mondo diventa diverso, più sopportabile. Diventa più bello.»(p.74)
Mi raccontò Manfredini, sul terrazzo del Palazzo Vescovile di Piacenza: «Gius era disciplinatissimo, non tollerava in nessun caso la rottura anche impercettibile delle regole. "Per lealtà" diceva. Mi rintuzzava continuamente. E io lo prendevo in giro. (p.79)
...della frase di san Tommaso che Corti ripeteva spessissimo: Pulchrum splendo veri, la bellezza è il fascino del vero. (p.84)
Quella parola che c'è solo in italiano, appello all'affetto e al fegato, al cuore e ai polmoni: coraggio. La sento ancora nelle orecchie pronunciata da don Gius. Appenna la diceva, passava ad altro. Guai perdere tempo. Il peccato capitale per lui era sciupare il tempo. (p.85)
Nel corso di quelle discussioni sulla storia, ogni cinque minuti Giussani sosteneva che queste storie, gli scherzi, i giochi non erano bolle di sapone divertenti rispetto alla sostanza della vita, ma la vita tale e quale. Cristo, il Mistero, il significato sono come una storia d'amore: ci si ricorda il gelato al pistacchio, la patacca sulla cravatta, il primo bacio. Tutto è attraversato da quest'onda. (p.89)
Ricordati: non mezze misure. (p.91)
...ricordava uno dei matrimoni da lui celebrati. «Gli sposi lessero le loro intenzioni durante la preghiera dei fedeli. Chiesero tutto quello che immaginate per sé, i familiari, gli amici. Poi pregarono per le vittime di un alluvione in Bangladesh di cui c'era qualche traccia sui giornali del mattino. Questo è cattolicesimo.» (p.92)
...don Giussani in un paio di occasioni mi disse che mai, mai in vita sua aveva dubitato di Cristo. Nemmeno quando provò la solitudine più totale, in ospedale, o in convalescenza. (p.94)
Proprio mentre è a letto e non sa quando riprenderà ha un solo pensiero: «Non voglio vivere inutilmente: è la mia ossessione. (...) Un unico assillo per la vita: l'amicizia di Gesù Cristo - la felicità degli uomini. Ed il resto...vanitas vanitarum».(cfr.Lettere di fede e di amicizia ad Angelo Majo, pp.21,26,33 e 34, San Paolo,1997) (p.98)
Scrive da Varigotti, il 4 aprile del 1947: «Io son qui sempre in attesa. In attesa di qualche cosa che muti questa mia silenziosa scomparsa in nuova attività, che la muti se il Signore vorrà. Perchè è la cosa più terribilmente vera, che nella vita non importa altro che ciò che Iddio vuole. Il resto è sovrastruttura indebita, è inutilità. (p.100)
Ricordo che, quando si era in migliaia e si trattava di prendere l'ostia consacrata nella mano, dinanzi alle titubanze di alcuni e alla sciatteria di altri, spiegò quel gesto con una semplicità: «Tendi la mano, deciso, come un mendicante che ha bisogno del pane per sé e i suoi figli. E non andarci da incosciente. Io domando sempre: o Cristo, aumenta la mia fede, aumenta la mia affezione a Te!». (p.101)
Ma egli soprattutto ci insegnò l'Angelus, a dirlo sempre, di primo mattino, dopo esserci fatti il segno della croce. (p.101)
Pregare è l'atto umano più razionale. Per questo il contadino russo che - ricorda Andrei Siniavskij - fa il segno della croce è il più grande intellettuale: collega la terra al cielo secondo ragione. (p.102)
La memoria è il ridestarsi della coscienza di qualcosa che è adesso operante. Il ricordo invece si riferisce al passato, è qualcosa di perduto che al massimo si riattualizza con la volontà. Figuriamoci: la volontà... Non sottovalutava la volontà, don Gius. Proprio per questo sapeva come ce l'abbiamo fragile. (p.104)
«Spera solo in Lui, non nella tua volotà, pistola!», aggiunse ridendo. (p.104)
Mi invitò a dire ogni sera, e la propongo a chi legge, il salmo 130.«Spero solo in te. Non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo. Non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Sono tranquillo e sereno, come un bimbo svezzato in braccio a sua madre. Come un bimbo svezzato è l'anima mia. Spera nel Signore, Israele, ora e sempre.» (p.104-105)
Il 28 ottobre del 2005, al cardinale Scola, quando ricevette a Bassano del Grappa la Medaglia d'oro della cultura cattolica (dieci anni prima conferita a Gius), chiesi l'immagine più forte che avesse stampata in cuore di don Giussani. Non estrasse dalla memoria una discussione teologica, ma un fatto. Disse: «Di don Giussani, ricordo la semplicità della fede, lo spirito di fanciullo - l'ho visto in lui, in Wojtyla, Balthasar, de Lubac, Ratzinger. Una volta andammo a Roma per iniziare le nostre delicate discussioni su GS e Azione Cattolica. Dormimmo in un alberghetto vicino alla Stazione Termini, in una camera a due letti molto modesta, era il 1971 o giù di lì. Lui, con grande delicatezza, una volta in pigiama mi disse: "Scusami, ma io sono abituato a dire un'Ave Maria in ginocchio prima di dormire". La delicatezza di quello "Scusami" mi è rimasta dentro». (p.107)
...il Signore ci ha messi al mondo per la felicità, perchè tanta gente si fabbrica un'effimera illusione che li porterà all'eterna infelicità? È da parecchi anni che io non piango più che per due motivi: il pensiero dell'infelicità eterna dei miei fratelli uomini - il pensiero dell'infelicità terrena degli uomini simbolo di quella eterna». (p.109)
A lezione diceva: «Dopo che Lo hai riconosciuto, nessuno che trovi sul tram ti è estraneo». Nemmeno i comunisti in festa, con cui in quegli anni è scontro tremendo. (p.109)
(Vangelo di S.Matteo): "Qualunque cosa voi condannerete sulla terra, la condannerò anch'io nel cielo. Chi ascolta voi ascolta me; chi non ascolta voi non ascolta me". E questo significa che chi non ubbidisce al Papa ed ai Vescovi non è più Cristiano. (p.110-111)
... o la Chiesa di Dio è impazzita o il grande pericolo c'è davvero. (p.112)
Lo so che voi avete le vostre idee: ma ci sono dei momenti - e questo è uno - in cui bisogna saper rinunciare anche ad una propria idea politica per non tradire la propria Fede Cristiana. (p.112)
La prima lezione? Don Giussani mi raccontò: «Mi ricordo che la prima ora di scuola al liceo Berchet di Milano, nel 1954, appena salii in cattedra, mentre la classe era intenta a scrutarmi, con quell'aria un po' di "presa in giro" che normalmente i maschi hanno quando vedono un professore goffo, uno, in fondo all'aula, alzò la mano. Pensai: "C'è già un obiezione e non ho ancora fatto in tempo a parlare!". Ma dissi gentilmente: "Dica pure" (il ragazzo si chiamava Pavesi, me lo ricordo ancora: vent'anni fa si è sposato e per l'occasione mi ha scritto, vent'anni dopo quell'episodio). E lui: "È inutile che venga qui, professore. a farci scuola di religione, perchè per fare scuola bisogna ragionare. Ora, la fede è contraddittoria con la ragione: la ragione e la fede sono due rette sghembe [usava anche un'immagine!], e perciò non s'incontrano mai: ci può essere una verità di fede che non è per la ragione, una verità di ragione che non è per fede...". Rimasi un po', come dire, spiazzato dall'obiezione. Dentro di me pensai: "È il suo professore di filosofia..."; era un professore appena sfornato dall'Università di Pisa. Attesi qualche istante e, dopo essermi riavuto, dissi: "Scusi, cos'è la fede, cosa vuol dire, secondo lei, fede?". Tutti si guardarono e nessuno rispose. Insistetti. Nessuno rispose. Allora mi feci più forte e incalzai: "Scusi, che cosa vuol dire, secondo lei, ragione?". Sguardi più smarriti di prima. Nessuno rispose. A quel punto partii: "Come, non sapete che cosa vogliono dire i termini che usate e con cui vi armate contro di me? Prima di tutto cercate di capirli!". (p.116)
... Gli chiesi: "Ma scusi, lei non è anche il professore di storia?". "Sì." "Dovrebbe allora essere lei a spiegarmi come le frasi si debbano interpretare quando si leggono sui testi antichi specialmente - ma in qualsiasi caso - all'interno del contesto umano, storico, psicologico, culturale in cui sono state scritte." (p.116)
Ricorderò sempre il brivido che percorse la classe quando feci ascoltare per la prima volta a scuola questo brano di Beethoven: il violino esprimeva una tale struggenza del sentimento che realmente ci faceva piegare sopra noi stessi. [...] Era talmente sensibile nella sua potenza quello struggimento che una ragazza, seduta nel secondo banco vicino alla finestra che dava sul cortile, scoppiò in un singhiozzo... (p.120)
Da Lazzati attinse questa formula:«Pour se poser, il s'oppose». Opporsi è conseguenza del fatto di porsi. (p.126)
Sia chiaro: liberi tutti di proporre la loro idea. Ma non come idea unica e per di più con il timbro del Comune. Non si impone la cultura a colpi di maggioranza. (p.127)
Il raggio... essere raggi dentro le tenebre della società. [...] Chi dirigeva dopo tre quarti d'ora dava l'alt». Chi dirigeva dagli appunti proponeva la sintesi, in un discorso positivo, che valorizzasse tutti gli interventi: di cattolici, comunisti, protestanti, ebrei, atei. Altro che ghetto! Tutti vivevano, dunque tutti avevano diritto di parlare, purché dicessero la loro esperienza e non si imbarcassero in teorie. (p.128)
Neanche questo nome aveva inventato don Gius, che anzi avrebbe preferito "Comunione è liberazione". (p.134)
Trent'anni fa in confessionale è venuto un ragazzo. Dalla sponda della porticina ho sentito dirmi: "Guardi, dietro c'è mia madre, che m'ha cacciato a confessarmi. Però io non ci credo". "Se non credi, non posso assolverti" gli dico. Abbiamo discusso. E lui: "Il vero tipo umano è il Capaneo dantesco. È lì, legato, incatenato nell'inferno e grida: 'Dio, non posso liberarmi perchè tu m'incateni, ma non puoi impedirmi di bestemmiarti e io ti bestemmio'. Questa è la statura dell'uomo". Ero lì impacciato, il suo era uno di quei ragionamenti che valgono più di tutte le ragioni del mondo. Ma poi tranquillamente gli ho detto: "Non è più grande ancora amare l'infinito?". Ha ridacchiato e se n'è andato. Dopo quattro mesi è tornato, mi disse che faceva la comunione ogni giorno: "Quella frase mi ha roso dentro". Due settimane dopo moriva ammazzato in un incidente. È il primo ricordo del mio cosiddetto movimento» (p.141)
«[...] Il cristianesimo ha un grave difetto (ironia!): esige degli uomini vivi, degli uomini che usano la coscienza, la loro sensibilità e volontà, e che perciò non siano già alienati, incapsulati, incatenati da quella propaganda che è la più grande arma di ogni potere, ora resa irrimediabilmente efficace dalla scaltrezza e sofisticazione quasi infinita degli strumenti di influsso sul pensiero, dei mass media e del resto.[...] Dicevo in classe: ragazzi, Spartaco era uno schiavo e aveva i piedi legati da catene. Però aveva testa e cuore liberi. Adesso noi abbiamo le gambe libere ma la testa e il cuore schiavizzati dalla propaganda che il potere, di qualunque specie esso sia, opera. (p.143)
Dicevo allora a uno che ora è tra i più noti extraparlamentari, già allora ostile: "Mandateci in giro nudi per le strade, ma lasciateci liberi di educare". Purtroppo noi cristiani abbiamo fatto l'inverso. L'ultima cosa di cui ci siamo preoccupati è l'educazione dell'uomo. (p.144-145)
Non temo di dire la grande parola che usa Paolo per Cristo: "O ubbidienti o alienati" (p.145)
C'è sempre un perchè se lo Spirito soffia lì e non altrove, e bisogna rispettarne i segni. (p.147)
Scrive da Piancavallo, sulle Dolomiti friulane, il 23 luglio 1950: «Mi rincresce lasciare queste altezze solitarie, in cui il silenzio parla continuamente agli occhi, alle orecchie, al cuore! Ritornerò a lavorare: questa, sì, è però cosa più bella delle alte vette. (p.147)
Feci in tempo a domandargli se mai qualcuno gli avesse posto quesiti sulla fede a cui non aveva mai pensato. Mi rispose: «No, in seminario affrontammo con don Corti qualsiasi obiezione possibile, e risposte nuove ne vennero nel fuoco di fucileria del liceo. Ho esplorato ogni insidia. Certo: tutto potrebbe essere invenzione del diavolo, atroce inganno. Ma questo è negato dal sussulto del cuore, dall'esperienza della letizia». (p.149)
Non c'era niente che avvenisse il giorno dopo, o il mese dopo, o un anno dopo, che non fosse logica conseguenza, dilatazione di un sussulto di coscienza che poteva essere datato un anno prima. (p.156)
Perchè la letizia non è dei saggi, è dei bambini... (p.158)
Giussani amava citare una vignetta di Giovannino Guareschi de «Il Candido». Si vedono due coniugi ormai vecchi, che si guardano teneramente. Aveva due o tre capelli ormai la sposa. E il vecchio amante dice: «Ma che bei capelli hai!». (p.165)
Carissimo XY, c'è tra noi qualcosa di più grande delle nostre opinioni: io credo in quella. Per essa interveniamo perchè la verità corregga l'errore, - e il tempo dà ragione alla pazienza con cui la testimoniamo. Lo scandalo rovina, come rovina l'errore. (p.167)
...non devi dar spazio solo a posizione nostre, ma lasciare che chi ha argomenti si paragoni. (p.167)
Era molto colpito dal fenomeno americano, gli ultimi tempi. CL in maniera sorprendente si era diffusa in tutti gli Stati degli USA. Diceva: «Se si convertisse l'America».(p.168)
«[...] Preferisco molti che cristiani non sono, perchè sono consapevoli del male e della loro incapacità di seguire il bene che pure presentono. Per questo prediligio certi temperamenti che si agitano nel mondo e aspettano una pace che non viene, piuttosto che quei cattolici che si costruiscono un sistema per riposare nella loro supposta fede e supposta carità. In loro Cristo viene mummificato, ed in più credono di conoscerlo.» (p.169)
«Oggi ho visto un ragazzo. Gli ho detto che c'è differenza tra volere il bene di una persona e voler bene a una persona. La prima cosa è possibile solo se c'è la seconda. Senza affezione non si può volere bene. Bisogna voler bene a ciò che fa Dio, a ciò che Dio ha fatto!» (p.173)
«Prega la Madonna per la cosa più difficile per noi uomini, perchè compia in te e in me la nostra fedeltà ogni istante». (p.174)
A scuola don Gius citava una frase di Cesare Pavese: «Da uno che non darebbe la vita per te, non dovresti accettare neanche una sigaretta». (p.177)
Gli chiesi: «Bisogna amare i nemici?». Gius rispose: «Fa' come don Corti. Diceva: "Li amo in Cccrrrisssto!"». E faceva il gesto di stringere i due pugni. Siamo uomini, mica angeli; Gesù si è fatto uomo, non angelo. (p.177)
«La suprema categoria della ragione è la possibilità. Tenete aperta questa possibilità». (p.178)
«Capisci, l'uomo è fatto per la libertà. È sbagliato mettere l'accento sulla questione del peccato. Leggi Peguy». (p.178)
Se una madre domanda a Dio, con le lacrime agli occhi, di salvare il figlio delinquente, offrendo di prendere il suo posto all'inferno, come può Dio non ascoltarla? Dove ha imparato la madre questo linguaggio, se non dalla stessa vita della Trinità: il Figlio innocente muore caricandosi delle colpe di tutti...Don Giussani piangeva, non so a chi pensasse. La misericordia è più forte. (p.179)
«Dopo la poesia e la musica, il gusto per la bellezza si esercita negli uomini sul cibo e sul vino» (p.180)
«Se non ci sarà prima la fine del mondo, cristiani ed ebrei saranno una cosa sola nel giro di sessanta-settant'anni». (p.180)
Non si sa perchè, ma dopo aver guardato i volti degli amici con quegli occhi impagabili, ha intonato: «Noi non sappiamo chi era... Ora sappiamo chi era: si faceva chiamare Gesù». Gesù: l'ultimo nome pronunciato è stato questo, ma cantando. (p.185)
«...sostituendo la fede con il moralismo, il credere con il fare, si cade nei particolarismi, si perdono soprattutto i criteri e gli orientamenti, e alla fine non si costruisce, ma si divide.» [Ratzinger] (p.187)