Emilio Bonicelli - Enzo - Un'avventura di amicizia - Marietti 1820

Procurate di vedere ogni giorno il volto dei Santi e traete conforto dai loro discorsi. (Didachè)

Non si arrendeva mai. Aveva gli occhi indomiti e curiosi di un bambino. Era uno che sapeva rischaire dove gli altri di fermavano. Se un malato si rivolgeva a lui, lo prendeva a cuore e non lo abbandonava, anche quando dal punto di vista chirurgico non c'era più nulla da fare. Ma, se esisteva anche una piccola possibilità di soluzione, la perseguiva, con tenacia. (11)

"...Poi ha aggiunto - ho qui impresse le sue parole, credo che non le scorderò mai: "Di fronte agli uomini non lo so, ma di fronte a Dio bisogna andare. Ricordati, la libertà significa non avere paura di sbagliare, non perchè sei superficiale, ma perchè se decidi in base alla paura di sbagliare non farai più nulla.
Enzo restò in silenzio qualche instante guardando Pietro, poi aggiunse a voce un po' più alta: "Ho pensato: è proprio così, se hai paura di sbagliare, calcoli e basta".
"E a un certo punto ti fermi".
"Invece noi dobbiamo andare. Di fronte a Dio bisogna andare". (Pag.23 - Enzo - Un'avventura di amicizia - Marietti1820)

"...twenty-five years and my life is still trying to get up that great big hill of hope for a destination" (26 - What's up - Canzone dei 4 Non Blondes che gli piaceva ascoltare durante le operazioni chirurgiche)

Tutto questo, però, continuava Enzo, non basta, perché da soli non si resiste. «Anche chi si muove con le migliori intenzioni non ce la fa. Bisogna che questo qualcosa di più grande sia un'esperienza, sia Qualcuno presente, cui si risponde. Non qualcosa che sento e che penso. Non solo un sentimento cristiano. Come io che ogni tanto chiudo gli occhi, vedo il volto degli amici e riprendo». (39)

Eppure desidero dare
Un significato alla mia vita
E ora io so che bisogna alzare le vele
E prendere i venti del destino
Dovunque conducano la barca. (Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters) (44)

Svegliati e fiuta l'aria. (44)

E in tutto questo daffare, magari mentre Enzo ti riaccompagnava a casa in bicicletta, all'improvviso arrivava una domanda inaspettata: Ma tu a Cristo sei disposta a dare la vita? Così l'eterno faceva irruzione nella nostra giovinezza». (44)

Quando Enzo mi parlava di qualche amico che aveva dei problemi - continua Giorgio - mi sorprendeva sempre la sua capacità di descrivere la situazione in ogni dettaglio, di cogliere con straordinaria sensibilità anche gli aspetti più delicati. Lui, che pure era un chirurgo così impegnato, riusciva a percepire ogni particolare nella personalità degli amici che incontrava e di cui si ricordava con precisione. È un segno evidente della sua finezza d'animo, qualità rara, che è il contrario della ideologia. La finezza d'animo sfocia nel mistero. Una capacità di immedesimarsi nella persona come affezione al suo destino: per questo ne cogli anche i particolari e te ne fai carico. Poi di Enzo ricordo le risate, stupite e di gusto, come di uno che sa godere la vita». (47-48)

Noi di solito pensiamo che gli amici veri siano quelli che uno si sceglie, mentre gli amici veri sono quelli che ci vengono donati dal Signore per camminare verso di Lui.(51)

Quando si sottolinea troppo la fatica vuol dire che l'ideale è andato a quel paese! È l'ideale che illumina i passi della vita, come il volto di quella donna.(61)

Da lui Enzo aveva imparato uno sguardo nuovo sui figli. «il modo di volere loro bene, con un'immagine che indica il fondo della questione, è che quando li prendi
in braccio, li stringi a te, senti quella tenerezza che ti strugge, lì è il momento in cui dovresti fare un passo indietro e guardandoli chiederti, che ne sarà di loro? Questo è il modo vero di amarli, perché hanno un destino, non sono tuoi, hanno una loro libertà, che è l'appartenenza al Mistero. Che ne sarà di loro? Questa è la vera posizione, l'amore al destino, un giudizio di fondo che li lega a te per sempre e genera un rapporto nuovo, una considerazione diversa dell'altro e della sua libertà».(68)

Ricordo i pranzi della domenica, quando eravamo tutti insieme, come momenti stupendi perché non si perdeva neanche un minuto, ma ci si confrontava su tutti gli aspetti della nostra vita. (Testimonianza dalla figlia Maria - 69)

Le vacanze estive erano per la famiglia di Enzo intensissime, «non si stava mai in ozio, ma c'era una tensione positiva in tutto, anche nel riposo. C'era sempre un obiettivo» continua Anna Rita «magari ci si alzava tutti alle 7 del mattino perché dovevamo raggiungere a piedi una caletta dove il mare era più bello, oppure si rimaneva tutti sulla spiaggia, sotto il sole, senza fare il bagno, fino a quando non avevamo finito un gioco iniziato insieme. Anche durante le vacanze i rapporti di amicizia, poi, non si allentavano mai. C'era sempre qualcuno che lo cercava al telefono e noi stessi sceglievamo il luogo delle vacanze per essere vicini a qualche comunità e a famiglie che il papà aveva conosciuto». (70)

Il temperamento irruente e sanguigno. L'assoluta decisione a entrare nella realtà, senza tentennamenti o esitazioni. Era una persona che sapeva bene quale fosse la sua strada. Anche per questo, all'inizio, il dialogo con lui non fu semplice. Concedeva veramente poco come possibilità di dialettica che non fosse un rapporto sull'esperienza vissuta. (Testimonianza di Alberto - 75)

Enzo non ci risparmiava nulla, non concedeva nulla a una concezione sentimentale o emotiva della nostra amicizia. (76)

Il suo scopo era valorizzarli, far emergere la loro personalità. Da questo punto di vista era un vero educatore. Come tutti i grandi educatori era anche un provocatore. In ogni ambiente la sua presenza era una sfida, cioè non lasciava indifferenti. Giocava sempre in attacco. (77)

..."Dopo il nostro sì di quella notte, il mattino seguente mi arrivò la sua prima telefonata fatta di una sola parola: Novità? questo ci chiedeva sempre: Novità? Anche dopo due ore che ci eravamo visti: Novità? La vita per lui era sempre segnata da novità, da fatti, incontri che diventavano avvenimenti....
...Un'unità travolgente, con le sue telefonate, anche di notte: Novità? Davanti a questa richiesta si era sempre impreparati, mai capaci di rispondere a tono. Le risposte, quelle giuste, venivano sempre dopo, a cornetta riattaccata, mentre la domanda rimaneva come un tarlo dentro di te"
(Racconto di Elena mentre parla di Enzo Piccinini- Pag.79-80 - Enzo - Un'avventura di amicizia - Marietti1820 - 2009)

Non l'abbiamo mai visto un istante, persino in vacanza, o in casa, o alla guida della sua auto, non l'abbiamo mai visto un istante vivere senza questa tensione ad affermare Cristo, che attraverso di lui emergeva in tutta la sua bellezza e forza. (Testimonianza di Cristina - 81)

Don Giussani conosceva tutti, uno ad uno, e per esempio chiedeva: Come sta tuo papà? Prende le medicine? C'era tra loro un legame, un affetto per me sconosciuto. (82)

Nel 1997, di ritorno da un soggiorno di studio a Taiwan, la figlia Chiara accompagnò spesso Enzo nei suoi viaggi. «Faceva mezza Italia in una settimana. Mi stupiva la sua resistenza, sembrava non avere mai sonno. Arrivava nelle comunità e teneva gli incontri, carico e pieno di energia, come se durante il viaggio non avesse fatto altro che dormire. Mio padre era sempre fuori dagli schemi, cercava di valorizzare le persone spronandole a muoversi, ma poi accompagnava in ogni passo chi accettava la sfida».(84)

Piccinini aveva accompagnato don Giussani a fare visita al cardinale di Bologna, Giacomo Biffi. Quando Sua Eminenza si fece loro incontro, don Giussani di slancio gli baciò l'anello. Enzo fece altrettanto, ma un po' impacciato e con scarsa convinzione. «Il cardinale Biffi, notando con acuta osservazione il diverso atteggiamento, disse a don Giussani, con cui era legato da una lunga familiarità, sin dai tempi della preparazione al sacerdozio nel seminario - di Venegono: Vedi, lui lo fa, ma non ci crede. Don Giussani rispose: È vero, ma se continua a farlo, prima o poi ci crederà. (85)

Enzo era molto colpito, sino alla commozione, da un versetto di Isaia che spesso citava: Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani. (85)

Giussani non mi ha spiegato le tecniche da usare in sala operatoria, queste le ho imparato da solo. Mi ha insegnato una posizione umana grazie alla quale cambia il modo con cui faccio uso della tecnica, cambia il modo con cui sto con il malato, cambia il rapporto che ho con gli altri. La mia passione nasce da qui, dal fatto che mi sono trovato coinvolto in un'avventura così. (91)

Era difficile non vedere un segno dello Spirito nell'attività di Enzo. Non si scoraggiava mai, anche quando le cose non andavano come avrebbe desiderato. Credo che lui abbia sfatato uno dei miti più distruttivi del nostro tempo, che cioè per avere successo bisogna raggiungere una meta prefissata. Il suo successo nasceva dalla coscienza di avere una vocazione, una missione. Tutti gli eventi della vita, anche gli insuccessi apparenti, erano un'occasione per rispondere a una chiamata. (92)

Nel rapporto con gli studenti Piccinini scardinava modalità di insegnamento allora diffuse, per cui il chirurgo esperto tendeva a tenere per sé le competenze acquisite, i segreti del mestiere. Enzo invece «non era geloso di quello che sapeva», non aveva paura a condividerlo e anzi si impegnava in ogni modo per favorire la crescita professionale dei giovani facendoli non solo ascoltare e guardare, ma anche operare secondo un modello didattico che aveva appreso negli Stati Uniti. (97)

«Enzo era convinto che, se un problema ha una soluzione, l'ipotesi che questa soluzione ci sia ci aiuta a trovarla. Se invece si parte dall'idea che non sia possibile fare qualche cosa, la soluzione non si troverà mai.(98)

Per lui gli altri non erano problemi, non erano questioni da affrontare in modo sociologico, ma erano persone, volti concreti. Era il destino di ciascuno che lo appassionava e ne parlava con una precisione, con una puntualità, con un' attenzione anche ai particolari e a certi accenti della vita che sorprendeva.(111)

La cosa più impressionante per me è che la sua adesione a Cristo fu così totalizzante che non c'era più giorno che non cercasse in ogni modo la gloria umana di Cristo. (115)